Il "periodo tedesco"

Al cosiddetto "periodo tedesco" della ceramica vietrese, così codificato per l'arrivo di stranieri per lo più di origine tedesca venuti a lavorare nelle fabbriche di ceramica tra gli anni Venti e la seconda guerra mondiale, appartengono alcune opere di estremo rilievo che ho già avuto modo di segnalare di recente (Romito1977). Ero convinta che un centro come Positano, meta internazionale di artisti stranieri, avesse attratto alcune delle personalità che operarono durante quell'epoca a Vietri sul Mare e che se ne dovesse dunque reperire almeno qualche traccia. La frequentazione delle scalette positanesi mi portò, nell'estate 1996, ad individuare una mattonella ceramica di notevole importanza. La mattonella è firmata LISEL OPPEL. In un elenco degli stranieri a Vietri durante quel periodo è citata una Liesal Opel, che viene connotata come "pittrice russa". In altre pubblicazioni in nome è Liesel Von Opel e addirittura Liseal diventa il cognome e Opel il nome. Mi piace rimarcare l'importanza della nuova acquisizione e il contributo che fornisce allo studio del "periodo tedesco", poiché finora è la sola opera che si può con certezza attribuire a questa pittrice.

Mattonella ceramica
(Lisel Oppel 1927-1930)

Scomponendo gli elementi della figurazione si coglie la qualità pittorica dell'opera: la mattonella è la tela sulla quale la Oppel rappresenta uno scorcio di paesaggio urbano sintetizzandovi gli elementi più rappresentativi, che mi hanno consentito di individuare precise prospettive della stessa Positano, nonostante l'atmosfera atemporale dell'immagine. L'elemento che colpisce immediatamente è l'arco sulle scalinatelle, identificabile con via Pastiniello, in prospettiva sotto una chiesa che è la chiesa di S. Maria delle Grazie (o Chiesa Nuova).

Raffinato è l'accento al proseguire della scalinata oltre l'arco scuro mediante la delineazione di appena cinque gradini che appaiono più chiari rispetto ai precedenti, come riverberati di maggior luce una volta superata l'oscurità dell'arco: ". al Pastiniello si perveniva attraverso archi oscuri e strutture di vecchi muri: era la strada che percorrevo da bambino, andando a scuola alla Chiesa Nuova." ricorda il positanese Giulio Rispoli (Rispoli 1982, p.67)

La torre rosa, invece, con le sue merlature allude, un po' favolisticamente grazie al colore, alla torre Clavel, la torre cinquecentesca rientrante nella difesa delle coste realizzata dagli spagnoli, acquistata dallo svizzero Clavel nel 1930, che chiude a N la spiaggia di Fornillo, detta anche "spiaggia degli stranieri". Suggestivi ancora l'incrocio delle braccia della donna e del fanciullo a destra, il fico d'India su più toni di verde con le pale contornate da una sottile linea blu, come i puntini che indicano le spine a sinistra, l'aggregato urbano a distanza culminante nella chiesa in alto al centro, mentre molto elegante e femminile appare il nome in bianco sul fondo antracite, in basso a destra.

Foto degli anni Venti-Trenta di via Pastiniello (da Rispoli 1982)

Colpisce ancora l'accuratezza di alcuni particolari, soprattutto nel gruppo donna - fanciullo, entrambi fortemente connotati come meridionali per la pelle abbronzata e i grandi occhi, neri come i capelli; semplice, ma al tempo stesso efficace, il decoro delle vesti, mentre dei due grandi orci di terracotta quello del ragazzo mostra, grazie al profilo dentellato, la presenza delle cannelures, ben visibili dal lato del braccio, sul fondo scuro.

Voglio sottolineare il felice inserimento dell'elemento umano, che campeggia, ingigantito sulla destra: una donna e un ragazzo, il cui incrocio delle braccia è sapientemente disposto in modo chiastico, guardando lo spettatore, che è agli stesso viandante su per antiche scale, come loro. La scalinata che sfuma in lontananza oltre l'arco resta il fulcro centrale della scena.

Il cognome Pariser che appare sulla fascia di contorno, in basso sotto la figurazione, accanto ad una sorta di stemma, fa capire che Lisel Oppel aveva creato la mattonella per lui che, murandola esternamente all'ingresso, contrassegnò la sua abitazione, durante la permanenza a Positano. Roberto Pariser, figlio di Paolo e Cecilia Mend, era nato a Berlino il 9 dicembre 1887, ma è indicato come di nazionalità americana; di attività "commerciante", abitava nella parte alta del rione Fornillo. Il cognome indica che era ebreo, forse di origine francese: lasciò Positano prima che l'America entrasse nel secondo conflitto mondiale.

La presunta origine russa della Oppel poteva indurre a pensare che avesse fatto parte del gruppo di artisti russi, profughi dopo il 1917 e giunti in gran numero in Italia e sulla costa amalfitana: a Positano, per tutti, il pittore Giovanni Zagoruiko e lo srittore Mischa Semenov. Sarebbe stato suggestivo prefigurarsi un collegamento, tramite la Oppel, tra i pittori russi profughi a Positano e il mondo della ceramica vietrrese nel cosiddetto "periodo tedesco". Una testimonianza molto importante ha finalmente cominciato a far luce su Lisel Oppel. Grazie ad Annette von Bodecker, direttrice della Fondazione Kempff, ho ricevuto da Michael Theile, che da anni vive a Positano, dati molto interessanti. Sua madre, nota come la signora Bondì, nata nel 1898, era intima amica di Lisel Oppel, probabilmente sua coetanea: dopo la partenza della Oppel da Positano, fra loro era intercorsa una fitta corrispondenza, della quale non è purtroppo restata traccia. Lisel Oppel era tedesca, nata a Brema, e aveva vissuto a Worpswede, luogo sito a circa 16 km. da Brema frequentato da artisti, dove aveva conosciuto la signora Theile.

Non si era sposata ma aveva avuto un figlio di nome Claudio.

La consultazione dell'Archivio dell'anagrafe di Brema da parte di uno studioso degli stranieri sulla costiera amalfitana quale Dieter Richtewr ha convalidato con dati cronologici certi tale provenienza.

Anna Elisabeth Amalie Oppel nasce a Brema il 14 ottobre del 1987, ottava figlia del professore Edmund Alwin Guido Oppel; pittrice a Worpswede, viagia in Italia a in Nordafrica. Muore l'11 luglio del 1960 nella città natale. Le ulteriori indagini del Richter, presso il figlio Claudio e l'archivio di Worpswede, stanno consentendo l'esame delle lettere della Oppel da Positano ad una amica tedesca con la relativa acquisizione di interessanti dati sulla sua permanenza a Positano, che può comunque essere fissata fra il 1927 e il 1930, quando si trasferisce a Vietri sul Mare, tornando nei fine settimana a Positano per andare a ballare!

Ritratto di Karli Sohn-Rethel
(Lisel Oppel 1950)

Un acquerello del 1930 viene giudicato mal riuscito e utilizzato come carta da lettere sul retro: il 4 luglio di quell'anno scrive "è fantastico. Ogni sera passano in lunga fila sul mare le barche dei pescatori con le loro piccole luci, un ragazzo spande nell'aria mite la melodia di una canzone malinconica, i grilli cantano, le foglie frusciano nell'oscurità.

C'è molta calma adesso a Positano, pochi forestieri. Così i giorni passano: nello splendore, nel sole e in una pace sognante.".

Nel dopoguerra la Oppel tornò in visita a Positano, alloggiando presso i Theilein un abitazione proprio di fronte alla casa dove aveva vissutoPariser: era1950 e Lisel Oppel ritrova alcuni degli amici di un tempo come Karli Sohn-Rethel di cui esegue il ritratto.

Mentre di Lisel Oppel questa mattonella resta finora l'unica opera segnalata, del precursore del "periodo tedesco", Gunther studemann, è ora possibile tracciare un quadro più ampio, grazie allo studio di alcuni notevoli pannelli ceramici presenti in una casa privata a Positano.

Studemann arriva a Positano nel 1922, nel 1924 fonda a Vietri la fabbrica ceramica Fontana Limite e lascia l'Italia nel 1928.

I prodotti della faenzera vietrese di Studemann sembrano aver avuto in Positano un mercato privilegiato: di questa fabbrica sono, tra l'altro, il pannello ceramico con Madonna e Bambino alla marina, di fronte alla scala con i leoni, datata dal Tortolani alla fine degli anni Venti (Tortolani 1990) e un altro, del 1924, che mostra un impianto strettamente riferibile algià citato pannello ottocentesco in via Rampa Teglia. Esempi che attestano la tendenza di Studemann a riprodurre i prototipiantichi con assoluta fedeltà: egli aderisce alla tradizione antica e riproduce sullo sfondo a destra una nave con la scritta Posa Posa, desumendo la rappresentazione dai pannelli ottocenteschi citati.

All'attività di Fontana Limite appartengono tre notevoli pannelli ceramici che ho reperito nel prosieguo di indagine nell'estate 1997. Sono incastonate all'interno di una delle più belle e antiche dimore positanesi e rappresentano tre temi fondamentali del patrimonio figurativo vietrese nel cosiddetto" periodo tedesco": S. Antonio Abate, un vascello e in variopinto pesce di profilo. La scritta "Ceramica Fontana Limite Vietri s. M." Appare solo su due pannelli (S. Antonio Abate e il pesce) e sul terzo (il vascello) in corsivo: il marchio del pesciolino con le lettere ST, tipico di Studemann, sostituì il graphos iniziale del 1924 interpretato finora come una muffola, ma chiaramente riflettente la forte impressione che le case dalle cupole di tipo arabo di Positano avevano esercitato su questo tedesco appena giunto a Positano. Poiché nel1928 l'artista lascia l'Italia, la datazione doveva restringersi al biennio 1925-27.

Sono con buona probabilità databili nel 1927, in quanto l'acquisto dell'immobile da parte della famiglia attualmente proprietaria è avvenuto in quell'anno e sembra che, precedentemente, il complesso fosse del tutto abbandonato.

La iconografia del santo eremita resa da Studemann non si discosta dalla tradizione, con gli attributi codificati del tau sul mantello, il porcellino, il libro sovrastato da una fiamma (a simboleggiare il fuoco), il campanello che questa volta, però, non è sospeso ad un bastone, ma attaccato a una croce.

Colpisce ancora il collare - dai vaghi uniformemente ovali con relativa pietra incastonata - dal quale pende una croce, che ricorre raramente su altre targhe votive. Il fuoco, legato all'herpes (il cosiddetto fuoco di Sant'Antonio), consentì alla devozione popolare di annettere al Santo anche la buona riuscita della cottura degli oggetti ceramici. La posizione di questo pannello nella cucina, sopra i fornelli, indica perfetta conoscenza degli attributi del Santo; in tal senso altre targhe votive con lo stesso soggetto sono state rinvenute nel "faenzere", le fabbriche ceramiche vietresi. Ricordo la citata targa votiva di via degli Oleandri.

Quanto al vascello o veliero, una sorta di galeone seicentesco con elementi arabeggianti, motivo riprodotto su innumerevoli ceramiche, Studemann, nella sua funzione di precursore, fu probabilmente colui che rintracciò il tema in soggetti decorativi ottocenteschi e anche più antichi. Qui motivo firma sembra una particolare resa delle onde a riccioli.

La terza immagine, un grande pesce di profilo variopinte squame, consente di riconfermare a Studemann la primogenitura nella fortuna del tema.

Nel Museo di Thurnaou in Germania si conserva un presepe con la dicitura "Krippe. Positano 1925 ", composto da nove figure plastiche, S. Giuseppe, la Madonna con il Bambino, l'asinello, due pastori venuti ad adorare Gesù, i tre Magi e un cammello, nato dalla collaborazione tra Gunther Studemann e Richaed Dolker, capogruppo dei tedeschi di Vietri il cui influsso fu molto forte.

Presepe di nove elementi nel Museo di Thurnau in Germania (G. Stüdemann e R. Dölker)

Susanne, figlia di Dolker, ha commentato questa immagine ricordando le circostanze che ne videro la nascita, un Natale freddo e solitario dei due artisti che si consolarono bevendo insieme tanto vino.

Appaiono chiaramente le due diverse mani, da una parte, la Madonna, S. Giuseppe e una delle due figure venute ad adorare Gesù e, dall'altra, uno dei Magi e l'altro adorante: nei primi tre, attribuibili a Studemann, le sopracciglia si prolungano a delineare il naso, diversamente dagli altri che presentano gli occhi ben distinti dal naso, secondo una tipologia riscontrabile in Dolker.

Ancora al "periodo tedesco" appartiene una piccola mattonella, sempre frutto di esplorazioni estive, che ricorda al primo impatto gli equilibri compositivi e iconografici di Irene Kowaliska, importante protagonista del "periodo tedesco" che ritroveremo a breve, ma da attribuire più genericamente all'ICS ( l'Industria Ceramica Salernitana nata nel 1926-27 dove lavorò la maggior parte dei tedeschi), per l'articolazione -molto particolare - delle braccia e del tronco confrontabile in vasi siglati appunto da quella fabbrica.

Diffusissimo il motivo del "cave canem", generalmente in piccole mattonelle, ma talvolta anche in grandi superfici, quale un intero pavimento di un sia pur piccolo ingresso, del vietrese Giovannino Carrano - partecipe giovanissimo del "periodo tedesco" - che firma con il suo monogramma (GC) per la Solimene. Ma forse la primogenitura del tema fu di Margarete Thewalt Hannasch, altra grande interprete di quella stagione artistica, che sigla una mattonella conservata in collezione privata a Salerno. La Solimene nata come CAS, Ceramica Artistica Solimene, sullo scorcio degli anni Quaranta, produrrà poi per alberghi e case private di Positano numerosi pannelli: ricordo soltanto l'insegna dell'albergo Montemare e la "Scalinatella" della frequentata via Trara Genoino.

Un capitolo meno esplorato è quello dei quadrelli maiolicati per pavimenti che nella produzione tradizionale cominciano ad acquistare sempre più largo posto: inizia negli anni Venti, soprattutto tra il 1925 e il 1930, l'utilizzazione di mattonelle singole decorate a mano da intercalare al fondo unito, di solito in cotto. Ma questo uso troverà notevole impiego nelle case di villeggiatura in Campania soprattutto nel dopoguerra.

Molto belle le mattonelle rettangolari inserite nel cotto del pavimento di uno dei terrazzi della dimora dei Sersale, ora Hotel Sirenuse, mentre di forma quadrata sono quelle che ornano gli impiantiti esterni del Municipio, riconosciuti da Misha Wegner come opera della madre Irene Kowaliska, che preferisco considerare di "genere kowaliskiano".

Per i tedeschi, o più ampiamente gli stranieri, che operavano nella ceramica a Vietri sul Mare fu sempre forte l'emozione di essere di fronte alla " costa delle sirene di Odisseo".

L'espressione era usuale in Irene Kowaliska che, a differenza di Richard Dolker, delle sirene antiche conosceva la tradizione medievali delle affascinanti donne -pesci e non gli arcaici pennuti dal volto umano della icnografia greca: un confronto tra lo stamnos del pittore delle Sirene da Vulci, conservato nel British Museum a Londra, e un grande pannello dolkeriano permette di cogliere la straordinaria somiglianza nell'impostazione generale e la felice intuizione di collocare sui due lati dell'albero cui è legato Ulisse le due sirene in posizione affrontata.

Della sirena medievale, poi, è facilissimo reperire immagini nelle figurazioni di questo periodo e anche dopo, nelle recenti mattonelle che contrassegnano ingressi di case private o alberghi.

Un acquerello di Richard Dolker è stato interpretato come immagine di Positano vista dal mare: Dolker, in basso a destra, annota Costiera Amalfitana 1.5.1930, aggiungendo la sua sigla, ma la rappresentazione con la caratteristica baia di Positano e la Chiesa Madre e, in alto, l'abitato che culmina nella Chiesa Nuova con l'accenno alla chiesa di S. Giacomo nel rione Liparlati sulla destra nonché le torri (Trasìta e della Sponda) a chiudere su entrambi i lati la rada, l'insenatura di Arienzo e gli alti terrazzamenti di Fornillo mi paiono convalidare l'identificazione.

Acquarello con la raffigurazione di Positano dal mare (R. Dölker 1930)

Guido Gambone, l'avellinese partecipe del "periodo tedesco", poi approdato a diverse esperienze tecniche formali e decorative, firma per la fabbrica ceramica vietrese Pinto (ed è l'unico esempio conosciuto) un vaso alto cm.34, dalla forma singolare, essendo modanato a tre corpi sferici degradanti in diametro verso l'alto, che rappresenta un vero e proprio caleidoscopio dei paesi della costa amalfitana e sorrentina: sfilano in riquadri metopali, Vietri, Amalfi, Ravello, Sorrento, Capri e Positano. Alternati a pesci navi e sirene.