I relitti subacquei

Tra Li Galli, Positano e Praiano - dove i fondali raggiungono rapidamente grandi profondità come si evince dalle carte batimetriche- i punti interessati sono tre. Benché non sia possibile, al momento, individuare il numero dei relitti né localizzare gli stessi con certezza, esistono però indizi di navi naufragate in alcune relazioni di subacquei che, all'inizio degli anni Sessanta, ne diedero segnalazione alla Soprintendenza Archeologica di Salerno. Presso le isole dei Galli si ritrovarono numerose contromarre di ancore di piombo e frammenti di ceramica di uso comune, e, verso lo scoglio di Vivaro, un giacimento di anfore. Tra Positano e Praiano si ha certezza di un altro relitto. Questo tratto di costa era d'altronde estremamente pericoloso, come si è sottolineato a proposito del mito delle Sirene.

Due sequestri operati nel1960 ad Amalfi e a Positano permisero il recupero di numerose anfore commerciali scaglionate nell'arco di ben 12 secoli, dal IV sec. a.C. al VI sec. d.C., attualmente conservate nell'Antiquarium della villa romana di Minori.

Ebbi modo di esaminare gli atti di Archivio della Soprintendenza Archeologica di Salerno quando ero ispettore - archeologo presso tale Soprintendenza e mi occupavo , tra l'altro, della costiera amalfitana con l'incarico del servizio di archeologia subacquea lungo il litorale della provincia di Salerno, d'intesa con il Servizio Tecnico di Archeologia Subacquea (STAS) del Ministero dei Beni Culturali.

Sedici anfore provenienti dai citati sequestri furono esposte in una mostra promossa a Positano nel settembre 1986 (13- 28 settembre), nell'Oratorio della chiesa di S. Maria Assunta, dal titolo "La documentazione archeologica della costiera amalfitana dal VI sec. a.C al VI sec. d.C. " (Romito 1986).

Si tratta di anfore commerciali adibite al trasporto di vino, olio, salse da pesce, frutta, olive, provenienti da vari siti del bacino del Mediterraneo, a testimonianza della frequenza delle rotte nell'antichità.

La più antica (I) è un anfora di tipo etrusco, adibita al trasporto del vino (Vulci potenziò fin dalla fine del VII sec. a.C. la viticultura) : la morfologia suggerisce una datazione fra la fine del VI e la prima metà del V sec. a.C. Quindi si incontrano altre tipologie come l'anfora con orlo a "echino" (2), databile tra la seconda metà del IV e l'inizio del III sec. a.C.: esemplari analoghi sono a Lipari, sia in giacitura subacquea che da necropoli e santuario, e anche a Spina in contesti tombali e presso il tempio dorico di Punta Stilo - Caulonia; ancora una cosiddetta "greco-italica" (3), di un tipo databile dalla fine del III sec. che sembra estinguersi entro il II sec. a.C. : una categoria, questa delle "greco-italiche" che, se poco adatta a coprire un gruppo che si va ulteriormente frazionando, ben esprime la duplice produzione, in ambito greco e in ambito latino (bolli greci e latini ).Al trasporto dell'olio era invece destinata un anfora di probabile origine apula (4), il cui tipo arcaico risale alla fine del III - inizi del II sec. a.C. Ancora al trasporto dell'olio appare adibita un'anfora di tradizione punica del I sec. a.C. (5) anche se un esemplare di questo topo ancora sigillato in un altro relitto conteneva olive. Un'anfora di origine greca , dell'isola di Cos (6), caratteristica per le anse a doppio bastone, ricorda che Catone il censore ci tramanda nel De Agricultura, II2, una ricetta dell'imitazione in Italia del vino di Cos; con il vino furono imitate anche le caratteristiche anfore.

Contenitori di frutta conservata erano invece le anfore dall'ampia bocca del I sec. d.C. (7), prodotte in Campania e molto usate nelle città vesuviane: le iscrizioni dipinte mala cumana viridia; cerasa del Castro Pretorio a Roma attestano la destinazione. La piccola anfora rinvenuta in Francia testimoniano la presenza sia di salse da pesce che di vino. Quanto conosciamo dei vini della Gallia induce ad attribuire più una destinazione vinaria a questo tipo anforico, ampiamente diffuso tra il I e il III sec. d.C. Una rilevanza particolare acquista un'anfora di origine nubiana (9), databile a partire dall'età imperiale: i rinvenimenti, non molto numerosi finora, mostrano la principale rotta di esportazione del tipo che dalla Nubia, o genericamente dall'Egitto, passando per l'isola di Creta e il canale di Sicilia, costeggiava il litorale tirrenico per giungere in Francia alle foci del Rodano e risalirne il corso.

L'anfora a corpo scanalato (10), databile fra l'inizio dell'età imperiale e il II sec. d.C., è invece di tradizione punica e si inserisce in una tipologia che inizia già nel VII sec. a.C. proveniente dal Mediterraneo orientale e poi, con piccole variazioni morfologiche, dall'Africa del nord (Cartagine) e forse dalla Spagna. All'area egea riconduce invece un'anfora databile tra la seconda metà del III sec. e gli inizi del IV sec. d.C. (II): la provenienza greco - insulare è attestata dal percorso che va dall'Oriente all'Occidente dove la sua diffusione risulta limitata a pochi siti. Nel basso impero si incontrano i contenitori oleari di origine africana (12) , che confermano la progressiva affermazione dell'Africa nel mondo mediterranea durante il tardo impero come esportatrice di olio in tutto il bacino del Mediterraneo. Si tratta di un'anfora cilindrica, databile appunto tra il III e IV sec. d.C. L'ultima anfora (13), probabilmente vinaria, riporta al mondo orientale, forse all'area siriaca e ai secc. V e VI d.C. in cui si registra la sua maggiore diffusione.